Piccoli orticoltori crescono nella scuola elementare “Don Milani” di Trinitapoli

TRINITAPOLI - L’incontro con la scrittrice e giornalista Daniela Palumbo non sarà facilmente dimenticato dai bambini di seconda elementare del plesso “Don Milani” di Trinitapoli. Il racconto “La scuola dell’orto felice” (Mondadori editore) è stato letto con grande entusiasmo dagli studenti che, sotto la guida dei loro insegnanti, hanno cercato di mettere in pratica quanto la scrittrice Daniela Palumbo ha inteso comunicare ai suoi piccoli lettori.

Il libro racconta appunto di una maestra che propone alla sua classe di realizzare un orto con l’aiuto di nonno Gerlando, un contadino che insegna loro a coltivare le piantine curandole ed innaffiandole per farle crescere rigogliose. Tutti seguono i consigli del nonno tranne Daniele. Il bambino trascura la sua piantina che appare stremata ed assetata. Ma il basilico non ci sta e con le altre piantine prova a farsi ascoltare anche da quel bambino scontroso che si rende conto di come la terra possa far nascere non soltanto le carote e le patate ma produce anche tanti SORRISI.

Una storia semplice ma significativa che ha scatenato, tra le classi coinvolte, una batteria di domande, alcune geniali ed esilaranti, così come sanno fare i bambini quando sono “a briglie sciolte”. L’iniziativa scolastica era stata preceduta, nel corso della lettura del libro, “dall’incontro con la terra”. Alcune sacchette di terra, infatti, sono state portate in classe; toccando e osservando i bambini hanno capito che la “madre terra” non soltanto non sporca ma nasconde la magia di trasformare i semi in piante, delle creature viventi che, come gli esseri umani, hanno bisogno di essere ascoltate, curate e “coccolate”.

Perché questa, che appare una attività scolastica come tante altre, ha suscitato interesse e tante riflessioni? Lo hanno confessato candidamente gli stessi bambini quando Daniela Palumbo ha chiesto loro se avevano fatto qualche esperienza nei campi. Pochissimi hanno risposto che uno zio o un nonno li avevano portati in campagna a raccogliere frutta e verdura. Sta cambiando nel terzo millennio la tipologia dei mestieri e delle abitudini dei giovani genitori che alle “scampagnate”, un tempo tanto popolari, hanno sostituito passeggiate meno ecologiche ed esperienze più tecnologiche. Per molti bambini la “terra” è apparsa come un bellissimo gioco, come quello di andare a vedere i treni che sbuffavano la mattina in stazione prima dell’arrivo dell’alta velocità.

Ma c’è tant’altro che i piccoli studenti hanno percepito meglio degli adulti. Qualsiasi lavoro, anche quello considerato più umile, è incredibilmente bello se lo si fa con passione e competenza. Nella scala sociale che hanno in testa i bambini non esistono al top ingegneri, dottori e industriali, bensì contadini, addestratori di cani e spazzini “che vanno nei camini”, secondo l’autorevole pensiero di una bimba di sette anni. La chiacchierata che Daniela Palumbo ha fatto con i suoi lettori è stata illuminante anche per lei. Ha chiamato uno dei suoi personaggi principali Daniele, maschile di Daniela, senza riflettere che un giorno nella “Don Milani” di Trinitapoli, uno psicologo di appena 7 anni le avrebbe ricordato la sua infanzia di bambina timidissima e scontrosa. Il dirigente scolastico, Prof. Salvatore Mininno, ha comunicato al termine dell’incontro che questa esperienza non finirà con la lettura del libro ma continuerà in primavera in un bellissimo orto urbano di Trinitapoli, l’orto Babbut, che metterà a disposizione dei piccoli orticoltori semi, piantine, innaffiatoi e zappettine. Poi in giugno, ha concluso il dirigente, i bambini si riposeranno nel locale della nuova e fantasmagorica biblioteca scolastica che si sta creando con l’aiuto di tutti coloro che considerano la lettura una delle esperienze formative più efficaci della vita.

ANTONIETTA D’INTRONO