Sole & Natura

Le ordinanze sindacali e i dubbi di legittimità e costituzionalità

MARGHERITA DI SAVOIA - «In un precedente intervento presentato pochi giorni orsono, è stato riportato che “siamo stati inaspettatamente colpiti da una tragedia dalle dimensioni mondiali, a cui si legano le sue imprevedibili conseguenze, sotto il profilo economico e sociale”.

Tenendo ancora saldamente presente la tragica natura della situazione che continua a colpirCi, si interviene commentando giuridicamente alcune norme, ordinarie e speciali, con l’augurio di aprire una seria e profonda riflessione su un argomento essenziale per le Nostre persone.

Nell’ambito delle misure per il contrasto e il contenimento del potenziale contagio del Sars CoV 2, dal locale Ufficiale del Governo, in data 4 maggio 2020, è stata emessa la ordinanza numero 37 che, tra gli altri numerosi ordini, dispone che: “permane sino al 17 maggio 2020 il divieto di passeggiare e/o riunirsi lungo il litorale sabbioso e la battigia di questo centro abitato mentre viene autorizzata in via sperimentale sempre sino al 17.05 p.v. l’attività motoria lungo il L.re C. Colombo e L.re A. Vespucci nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale e sull’utilizzo delle mascherine protettive sino alle ore 19,00 di tutti i giorni compreso la domenica”. (Grafica) (Testo)

Essa, quindi, impone un divieto assoluto (quello di passeggiare o riunirsi lungo il litorale sabbioso e la battigia) e consente quotidianamente la limitata frequenza del lungomare fino alle ore 19,00, a condizioni che si svolga solo attività motoria, bardati con mascherine e in osservanza del c.d. distanziamento sociale.

Nelle numerose ascoltate dichiarazioni rilasciate dagli Esperti interrogati sulla situazione, e attraverso la lettura di qualificati media, su come si è diffuso il virus si hanno ormai evidenze scientifiche e chiare esperienze di molti Paesi, tra i quali anche il Nostro.

“Esso si trasmette per contagio interumano, raramente attraverso contaminazione fecale o attraverso il contatto con superfici e oggetti che sono stati contaminati. È stato ritrovato nelle acque reflue, che non costituiscono un veicolo di trasmissione”.

Gli stessi Esperti, ancora oggi che la contagiosità del virus continua a diminuire, dichiarano, purtroppo, anche che: “non sappiamo quanto l’epidemia durerà, se il virus si autoeliminerà, se risentirà della stagione calda e non sappiamo neanche se la flessione dei contagi e dei nuovi casi di queste ultime settimane sia tutta determinata dalle misure di restrizione adottate o se altri fattori possano aver giocato favorevolmente, ad esempio il fenomeno dell’inquinamento atmosferico” (fortunatamente insussistente nel Nostro Paese, grazie anche alla purificazione che si riceve dalla sana e salutare aria marina).

Sospinti dal timore per il Nostro destino e presi da profonda responsabilità civica, sull’intero territorio nazionale, così anche a Margherita di Savoia, si è iniziato a rispettare con rigore ogni limitazione riportata nelle disposizioni, governative e amministrative.

Proprio perché, allo stato, come sopra è stato già precisato, nessuno, neanche gli Esperti dell’Istituto Superiore della Sanità italiana, trovansi ancora nelle obiettive condizioni di poter prevedere la fine della situazione (speriamo immediata e nello stesso momento in cui si scrive), “le limitazioni” che inizialmente sono state responsabilmente dalla popolazione “accettate”, dimostrando efficace potere di “collaborazione” con le Istituzioni per la soluzione del problema, e che continuano ormai da lungo tempo tuttavia a condizionare e caratterizzare la Nostra vita quotidiana, sembrano prevaricare l’articolo 16 della Costituzione italiana, nel quale è disposto che:

“Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge”.

Nella Nostra Costituzione, così come nel sopra riportato articolo, non è previsto lo stato d’eccezione nel senso che, anche nei momenti di crisi come quello attuale, valgono i principi in Essa riportati; ma, tuttavia, nel Su essere “flessibile”, non mancano le possibilità attraverso cui poter “modulare principi da adattare”, in relazione alle realtà momentanee.

In una intervista recentemente rilasciata, il Presidente della Corte Costituzionale, la Chiarissima prof.ssa Marta CARTABIA, ha anche precisato che: “queste modulazioni, però, devono essere ispirate ai principi di necessità, proporzionalità ragionevolezza, bilanciamento e temporaneità”.

Secondo la consolidata letteratura Costituzionale, la libertà di circolazione, che fa riferimento alla dimensione collettiva, non può essere compresa nella libertà personale che, invece, fa riferimento a un individuo singolo; non a caso le due libertà sono state autonomamente disciplinate: la prima riportata nell’articolo 16, la seconda nell’articolo 13.

Mentre la libertà personale attiene alla persona in sé e per sé; la libertà di circolazione attiene alla vita di relazione che collega la persona a un determinato territorio che, sostenendolo, lo caratterizza attraverso i rapporti interpersonali, sviluppando così quelli economici, finanziari, creando inoltre cultura e identità.

La libertà di circolazione, va intesa come libertà legata allo spazio e alla residenza, rappresentanti cioè quegli elementi oggettivi che legano la persona al proprio territorio e costituisce un bisogno fondamentale di tutti gli individui ed “è riconosciuta come un diritto universale che deve essere conferito a tutti agli esseri umani e garantito dalla Comunità internazionale”.

Ma, a differenza di quanto previsto in relazione alla libertà personale, quella legata alla circolazione presenta una “rinforzata riserva di legge”, ovvero: quella possibilità di limitare, a Tutti e non a una ristretta cerchia di individui, la libertà di circolazione alle condizioni che la legge stabilisce in via generale, per motivi di sanità o di sicurezza.

La locuzione “in via generale” viene interpretata soprattutto dalla dottrina costituzionale come idonea ad autorizzare l’intervento di atti normativi secondari o di atti amministrativi di carattere esecutivo, ovviamente nel rispetto del principio della legalità.

Per questo, nel c.d. principio del bilanciamento dei poteri costituzionali, al Governo e alla Pubblica Amministrazione, viene riconosciuta in materia una competenza meramente esecutiva, sia sotto il profilo regolamentare che sotto quello di amministrazione attiva.

Le ordinanze emesse dall’Ufficiale di Governo, cioè il Sindaco, sono qualificati atti di natura esclusivamente amministrativa che, non aventi forza di legge, non possono derogare addirittura principi costituzionalmente garantiti.

L’articolo 28 del Codice della Navigazione specifica che:

“fanno parte del demanio marittimo a) il lido, la spiaggia….”, mentre, l’articolo 822 del codice civile, rubricato: Demanio Pubblico, stabilisce che: appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico il lido del mare, la spiaggia e che, all’articolo 824 del codice civile, è specificato che: “spetta all’autorità (ndr: Agenzia della Dogana, che svolge funzioni tecniche operative, nell’interesse del Ministero delle Infrastrutture - Dipartimento della Navigazione -, a cui appartengono i beni) la tutela dei beni che fanno parte del demanio pubblico. Essa ha facoltà sia di procedere in via amministrativa, sia di valersi di mezzi ordinari a difesa della proprietà e del possesso”.

Il comma quinto dell’articolo 50 del Decreto Legislativo 267/2000, dispone che: “in particolare, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingenti e urgenti sono adottate dal Sindaco, quale rappresentante della comunità locale. Negli altri casi l’adozione dei provvedimenti di urgenza spetta allo Stato o alle Regioni in ragione delle dimensioni dell’emergenza e dell’eventuale interessamento di più ambiti territoriali regionali”.

Quindi, il potere “extra ordinem” (procedura adottabile esclusivamente fuori dai momenti ordinari) di ordinanza previsto dall’articolo 50, quinto comma del sopra menzionato decreto legislativo, e nei soli limiti in esso previsti, è conferito al Sindaco solo per affrontare accadimenti materiali, recanti pericolo di un grave ed imminente pregiudizio per la salute della collettività sociale, ossia un’emergenza sanitaria a carattere esclusivamente locale, per i quali non possano in concreto trovare applicazione gli strumenti ordinari di amministrazione attiva apprestati dall’Ordinamento.

Tale potere extra ordinem, nei limiti sopra riportati, viene riconosciuto al Sindaco dal decreto legislativo numero 267 del 2000, all’articolo 50, comma 5, attraverso il dettato dell’articolo 32 della Costituzione in forza del quale: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettive garantisce cure gratuite agli indigenti…”, e della legge 23 dicembre 1978 numero 883, che consente in materia di igiene e sanità pubblica al sindaco di emettere ordinanze di carattere contingibile e urgente, con efficacia sul suo territorio, dispone che: “in particolare, in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale le ordinanze contingibili e urgenti sono adottate dal Sindaco, quale rappresentante della comunità locale. Negli altri casi l’adozione dei provvedimenti d’urgenza ivi compresa la costituzione di centri e organismi di referenza o assistenza, spetta allo Stato o alle Regioni in ragione delle dimensioni dell’emergenza e dell’eventuale interessamento di più ambiti territoriali regionali”.»

Avv. COSIMO DAMIANO CRISTIANO

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