Sole & Natura

INCHIESTA - Il Sale italiano in “svendita”, come lo zucchero negli anni ’90. Allarme per la cessione della salina di Margherita

MARGHERITA DI SAVOIA - È di qualche giorno fa la decisione di Monte dei Paschi di Siena di assegnare l’asta del credito vantato su Atisale-Salapia Sale S.p.A. - circa 16,7 milioni di euro - alla multinazionale francese Salins S.p.A.

I DATI - Salins S.p.A. è la più grande azienda estrattiva di sale francese, leader indiscussa in Europa, co-leader mondiale della estrazione, vendita e commercio di sale marino e di miniera in co-mark con Morton Salt S.p.A., un colosso da milioni che distribuisce confezioni di ogni tipo di sale in 100 paesi e con decine di marchi-prodotto, come dichiarato da Salins stessa. Salins S.p.A. è proprietaria del sale della Camargue e di altre saline marittime francesi, oltre che del 100% di CIS (Compagnia Italiana Sali), operante a Porto Viro (RO) con capannoni e area di stoccaggio per 60.000 mq, ricevendo via mare “sali” dalle miniere francesi, dall’Atlantico, dalle 4 sedi in Spagna e dalle 3 in Tunisia. Lavora da 4 a 6 mio/ton annuo, pari a quasi 3 volte la totale produzione italiana. Le diverse saline italiane, di mare e di miniera, circa 15 in totale fra operanti e dismesse temporaneamente, potrebbero produrre 4-5 mio/ton anno, mentre la reale produttività si attesta su 2-2,4 mio/ton, di cui 1 mio per uso stradale anti ghiaccio, 1 mio per uso chimico industriale, 240/280mila ton per uso alimentare, farmaceutico, cosmetico, terapeutico. Il sale italiano vale 125-135 mio/euro l’anno all’origine, che diventano circa 190-200 mio/euro come fatturato finale al consumo. Margini reddituali stretti, prodotto senza valore aggiunto e prodotto commodity sono i punti deboli. Un altro problema è l’esportazione di sale in Italia che vale 70 mio/euro, pari al 30% di cui in parte finisce anche, senza chiara origine e tracciabilità, sulle tavole degli italiani. Questo nasconde e annacqua ancor più l’origine nazionale, elude ogni tutela e tracciabilità per il consumatore ed il ristoratore italiano.

IL BEAUTY CONTEST MPS - Eppure il #saleitaliano fa gola alla Salins S.p.A. che sembra (il condizionale è d’obbligo, perché ogni domanda o richiesta viene elusa o respinta al mittente) si sia aggiudicata l’asta del credito, assumendo (indirettamente) di fatto, il titolo detenuto dall’azienda Atisale-Salapia Sale, concessionaria autorizzata dallo Stato ad estrarre il sale dal mare e dalle miniere. All’asta hanno partecipato anche altre società aventi tutti (si presume) i requisiti richiesti dal beauty contest. Da voci ben informate sull’asse Siena-Roma-Bari addirittura l’offerta di acquisto di Salins S.p.A. sarebbe inferiore di almeno mezzo milione di euro rispetto ad un’altra società concorrente con sede a Milano, totalmente italiana.

I DUBBI - Perché una scelta “svalutata” e ricca di compromessi, garanzie fidejussorie extra credito bancario nell’operazione MPS-Salins, che taglia fuori tutti gli altri? Può banca MPS, salvata dal Governo italiano e con i soldi degli italiani (recentemente versati altri 5,5 miliardi di euro, oltre a quelli già dati sempre dal governo Renzi, che portano lo Stato a detenere una quota azionaria del 70% circa), seppur banca ancora privata ma subjudice, può farsi tramite senza alcuna consultazione politica di “svendere” per fare cassa degli asset non specifici ad una società estera quando una società 100% italiana aveva fatto un’offerta di acquisto più vantaggiosa per la banca stessa? Forse MPS privilegia per status pregresso e crede di più al triangolo Arezzo-Firenze-Siena rispetto a quello imprenditoriale Bari-Trani-Siena? Recenti lettere pubbliche della attuale presidenza di Atisale-Salapia Sale (seppur in concordato preventivo per il grave debito contratto con MPS, la quale nell’ultimo anno non ha mai eseguito l'incasso delle garanzie e delle fidejussioni personali portate dai proprietari di Salapia Sale) è pur sempre titolare fino al 2029 della concessione del Demanio-Stato Italiano, lamentano per primi diverse incongruenze e stranezze nella gestione dell’asta. I sindacati dei lavoratori dipendenti di Atisale S.p.A. hanno già manifestato in piazza e hanno previsto uno sciopero a difesa dei posti di lavoro. Invece, silenzio assoluto da Salins S.p.A., Governo Italiano, Demanio, Comune di Margherita di Savoia, Governatore della Regione Puglia e Monte dei Paschi di Siena.

SIMILITUDINI COL CASO ZUCCHERO - “Un altro esempio di poco interesse nazionale - dichiara Giampietro Comolli, esperto di tutela vini e cibo, economista, estensore di una grande ricerca sul sale alimentare mondiale -. Già negli anni ’80 e ’90 abbiamo perso 330.000 ettari di campi di barbabietole da zucchero (oggi 30.000), l’autonomia di consumo nazionale dell’86% (oggi il 18%), un sistema industriale di 2.000 posti di lavoro fisso più stagionali (oggi 150) e un valore aggiunto commerciale impagabile per lo zucchero a tavola e in cucina. Oggi, sempre grazie alla finanza, ai compromessi societari, alla incapacità di riconoscere il valore strategico nazionale di una commodity soprattutto legata al Made in Italy ed enogastronomia-turistica, sotto traccia e sotto silenzio la più grande e più importante salina italiana in Puglia che da sola può produrre ottimo sale integrale e iodato per circa 1 mio/ton anno con il 97-98% di purezza di cloruro sodico, passa di mano. Facile dall’acquisto del credito estromettere gli attuali proprietari, cambiare sistema produttivo, abbandonare l’estrazione, non innovare mezzi e strumenti, non valorizzare il distretto salina-terme-mare e lasciare a casa 20-30 lavoratori. Inoltre, MPS - molto grave - non si è neanche posta la domanda semplice se fare cassa avrebbe creato danni agli italiani, allo Stato, sapendo benissimo - mi auguro - che il sale è un bene pubblico. È come se avesse venduto a terzi e a un privato sconosciuto un acquedotto di acqua potabile della città di Bari! Un’azienda italiana, piccola, privata, esperta, dà sicuramente più garanzie verso lo Stato e verso Bari. Eppoi, che garanzie hanno la Regione ed il Demanio sulla concessione di estrazione vincolante che ora passa di mano e sopra la propria testa?”.

IL FUTURO TRA CREDITO ED IMPRESA - In ogni caso, non è nota né la modalità di transazione, né la data, né altri vincoli imposti da MPS. Per questo è urgente porre delle domande dirette ai titolari e Ad coinvolti nella decisione, domande che possono “soddisfare” tutti gli attori e possono mettere al riparo la Salins S.p.A. da ogni rivalsa legale (certa!), causa e blocco delle attività di impresa di Atisale-Salapia Sale che sarebbe il vero danno materiale subito dall’incolpevole cittadinanza e maestranze di Margherita di Savoia. Fatto sta che il modello finanziario ancora una volta va da solo, anche quando di mezzo c’è un bene strategico e pubblico dello Stato Italiano, oltre a concessioni governative sottostanti. L’Italia si accorge sempre dopo del danno fatto. Il #saleitaliano fa la fine di Alitalia.

Circolano anche voci, fra i bene informati sull’asse Bari-Trapani-Palermo (altre sedi di saline italiane che potrebbero essere state coinvolte nell’operazione finanziaria), che Salins S.p.A. sia interessata anche alle miniere di Volterra, le saline di Sant’Antiaco a Cagliari e soprattutto delle saline di Palermo, che già vivono in acque finanziarie agitate. E questo interesse sembra anche coinvolgere un asse finanziario-multinazionale di altissimo livello fra società collegate fra loro sull’asse Levallois-via Pancaldo-via Panciatichi-Dublino-Roma che coinvolge assicurazioni e finanziarie oggi co-interessati nella “cessione” del credito. Il fatto che MPS non abbia fatto rivalsa nell’ultimo anno del pegno azionario portato in garanzia dai proprietari della controllante Salapia Sale S.p.A. determina uno status quo societario che può solo avvantaggiare chi ha rilevato o dovrebbe rilevare (chissà per quali accordi sottostanti) la società Atisale-Salapia Sale per una cifra intorno ai 5,4 milioni di euro a fronte di un debito di 16,7 milioni di euro cumulati. Ma quanto ci perde Monte dei Paschi? E il ministro Tria non dice nulla? Proprio mentre la concorrente milanese - al 100% italiana - aveva offerto 5,9 milioni di euro, compreso l’earn out, cioè un ulteriore versamento ad MPS.

CONCLUSIONI - Il quadro finale determina una situazione generale di allarme tra le aziende estrattive del sale italiano e le altre imprese commerciali nazionali. Perché le saline italiane alla Salins S.p.A. potrebbero dar corso ad un inizio di destabilizzazione del mercato, con l’arrivo in Italia (imprese di estrazione) del gruppo co-leader mondiale (oggi solo commerciante, con sede in provincia di Rovigo) che potrebbe di fatto alterare concorrenza, trust, posti di lavoro, brevetti, brand.

Inchiesta giornalistica Redazione CorriereOfanto.it