Patruno: «Tufarelle non s’ha da fare. Necessario il pronunciamento dei tanti protagonisti della politica»

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - «Metodo e merito nella vicenda delle discariche che insistono sulla zona delle Tufarelle si inseguono da anni.

Più del Locone e dell’Ofanto possono Cobema, Solvic, Bleu e sono solo alcune delle imprese autorizzate a trattare rifiuti. Diga e fiume formano un ecosistema unico ed un sistema agricolo di grande pregio e ricchezza per migliaia di persone. Nella zona delle Tufarelle il tipo di calcare, la sua fessurazione e la impossibilità di impermeabilizzare il suolo non si possono costruire discariche per qualsiasi tipo di rifiuto senza compromettere la falda ed il sottosuolo.

Partiamo dai fatti. La Cobema è stata oggetto di cronache giudiziarie e di una procedura d’infrazione della Comunità Economica Europea, la Solvic tratta rifiuti che tecnicamente “non si esauriscono mai”, la Bleu è autorizzata a smaltire 1,5 milioni di metri cubi ed ha da tempo ingaggiato una lunga battaglia per ottenere l’ampliamento a ben 5,5 milioni.

Metodo e merito servono a mischiare le carte, a confondere gli osservatori, a sfinire chi è portatore di interesse diffusi. Nel lungo periodo sono gli stake holders del territorio, quelli meglio attrezzati a vincere le battaglie decennali, perché mossi da rilevanti interessi economici.

Durante il mio mandato di consigliere provinciale e segretario provinciale del Pd ho conosciuto questa storia attraverso Antonio Capozza ed un convegno svoltosi alla Sala Oasi Minerva di Canosa di Puglia il 2 dicembre dell’anno 2010.

La particella 12 era l’osservata speciale del Comune di Canosa, la porta d’accesso che metteva in collegamento due discariche e travalicava il confine con il Comune di Minervino Murge, rendendo concreto il rischio di realizzare in ampliamento una mega discarica di 5,5 milioni di metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi.

Antonio Capozza, Riccardo Limitone, Lilli Di Fazio, Gianni Quinto, Pietro Basile, Sabino Saccinto, Antonella Cristiani, Ernesto La Salvia sono solo alcuni dei nomi con cui ho condiviso una battaglia politica contro la mega discarica che ha coinvolto il Partito Democratico Provinciale e Regionale, a cominciare da Sergio Blasi e dall’Assessora Angela Barbanente, collocandoli chiaramente nel campo di quelli che non volevano quella discarica.

Era chiaro allora che l’intreccio fra metodo e merito favoriva quanti nelle istituzioni cittadine e provinciali tessevano la tela di Penelope per cercare di trasferire altrove le responsabilità. Poi è arrivato Ernesto la Salvia. Un sindaco non previsto; la sconfitta del centrodestra nel 2012 non è avvenuta per mano di un centrosinistra organizzato, ma per quella ribellione implicita che si scatena nell’elettorato canosino ogni volta che si parla di rifiuti e di contrada Tufarelle.

Quell’imprevisto ha ridato smalto al confronto fra soggetti portatori di pubblico interesse e soggetti portatori di interessi privati; infatti se non bastava il Parco del Fiume Ofanto a sbarrare la strada all’utilizzo della particella 12, ecco nascere il Parco delle Tufarelle. Ernesto e tutta la sua squadra sono stati coerenti e chiari con il mandato implicito loro assegnato dagli elettori e scombinato il disegno del silenzio-assenso.

Il fantasma delle Tufarelle ha fatto la sua comparsa anche in questa ultima campagna elettorale con le 12 particelle in agro di Minervino a rappresentare il nuovo cavallo di troia per capovolgere la partita dell’ampliamento. Tengano bene a mente il neo sindaco di Canosa e i rappresentati pentastellati in consiglio regionale ed in parlamento (Di Bari e D’Ambrosio) questa chiave di lettura: occorrono atti concreti, coraggio ed iniziativa politica per contrastare l’intrecciata vicenda delle Tufarelle fra la tenacia del privato ed il gioco delle parti che i rappresentanti pubblici assumono di volta in volta. Occorrono metodo, merito, ma anche l’indirizzo della politica.

È facilmente reperibile e consultabile il PIANO DI GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI NELLA REGIONE PUGLIA: “il rilascio delle autorizzazioni,…l’esercizio dei poteri di diffida, sospensione, revoca e autotutela è stata attribuita alle province competenti…”.

I dati pubblicati sono cristallizzati agli anni 2000-2004. L’indicazione della capacità residua di 700.000 mc della Blue è riferita a dati forniti dalle Province.

Come sono stati calcolati e sulla base di quale documentazione? Questo giornale ha pubblicato (cfr G.D.M. 11 ago 2017) i volumi di rifiuti conferiti fra il 2009 ed il 2015 per 589 milioni di kg provenienti per il 60% da fuori regione, per il 31% dalle altre province pugliesi e solo per il 9% dalla provincia Bat.

Disporre di dati ufficiali forniti dalla Provincia è necessario e i consiglieri provinciali che favoriscono questa conoscenza fanno solo il loro dovere. La mancanza di trasparenza legittima qualsiasi dubbio poiché tutto avviene in una zona investita da inchieste giudiziarie, pronunciamenti della magistratura ed infrazioni segnalate dalla Comunità Economica Europea.

Il principio del risarcimento del danno ambientale cagionato da imprese autorizzate allo smaltimento in questo caso non può essere utilizzato per la pluralità di soggetti autorizzati ad operare. Se nessuno è responsabile, quindi, per principio di buon senso e di autotutela è opportuno negare ogni ampliamento e revocare tutte le autorizzazioni di smaltimento presenti in zona per procedere a bonificare l’area compromessa.

Chi ha un ruolo deve esprimersi chiaramente in questa vicenda, ora che siamo al rush finale.

La sindaca di Minervino è consigliere provinciale, il sindaco di Canosa neo eletto è componente della conferenza dei sindaci. Sono organi della provincia secondo quanto disposto dalla legge Delrio: esercitino, pertanto le loro competenze per chiedere e pretendere la pubblicazione di tutti gli atti.

È necessario, inoltre, il pronunciamento di tanti altri protagonisti.

La legge Delrio ha abolito le provincie trasformandole in organismi di secondo livello; i sindaci della provincia Bat hanno commissariato il consiglio provinciale, assolvendo al doppio compito di consiglieri provinciali e componenti la conferenza dei sindaci. Esercitino il potere di indirizzo e di controllo, in particolare i sindaci-consiglieri provinciali (Cascella, Lamacchia e Puttilli, DI Feo, Marrano) di Barletta, San Ferdinando di Puglia Trinitapoli e Margherita di Savoia, in quanto interessati dal fiume Ofanto e parte in causa tanto quanto i Comuni di Morra e Mancini.

Parimenti dovrebbero esprimersi il Presidente ed il Vice Presidente della Provincia BAT (Giorgino e Bottaro), per il ruolo di indirizzo che la legge riserva al consiglio provinciale. Non è solo affare riservato al comitato tecnico per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, ma è una questione politica.

Dovrebbero esprimersi Francesco Ventola, Ruggiero Mennea, Filippo Caracciolo, che siedono in consiglio regionale e quest’ultimo ricopre da qualche settimana anche il ruolo di Assessore alle politiche Ambientali.

Una discarica da 5.5 milioni di metri cubi non è proprio una questione secondaria, su cui dirsi distratti o non interessati. La vicenda della Cobema a tutti nota, imporrebbe la revoca delle autorizzazioni anche a Bleu ed a Solvic. Questo indica il buon senso, su questo devono pronunciarsi la politica e le personalità che svolgono un ruolo pubblico per mandato dei cittadini. L’AIA concessa dalla Provincia BAT è stata pubblicata in questi giorni. Cosa fatta capo ha? Tutt’altro occorre un pronunciamento della politica ed avviare una campagna di sensibilizzazione dei cittadini. La questione rifiuti e discariche apre il tema del confronto fra pubblico e privato nella gestione dei rifiuti in questo territorio per le vicende che hanno riguardato l’appalto per la raccolta rifiuti nel Comune di Andria, la vicenda che ha riguardato AMIU e discarica di Trani e la questione che riguarda la Sia ed i comuni di Margherita, San Ferdinando e Trinitapoli.»

ANDREA PATRUNO (Associazione Orizzonti San Ferdinando di Puglia)

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